Fatta la dovuta intro al gioco, veniamo ora all'argomento principale di questo blog: la Soundtrack.
Le musiche contenute all'interno di Okinawa Rush sono state realizzate da Brassica (+ D.Miller & S. Miller). Michel Anthony Wright aka Brassica è un produttore inglese amante della Disco-Funk, musica sperimentale, Progressive Rock, Synthwave, ecc.
Per quest'opera musicale, oltre ai generi sopra citati, si possono udire strumenti tipici della cultura giapponese (piccola nota: Gli strumenti utilizzati in realtà provengono dalla cultura cinese e sono stati modificati in seguito dagli abitanti del Sol Levante perché non esistono dei veri strumenti giapponesi).
L'opening track "Title Screen" - (Vanish - Okinawa Rush Mix) né è l'esempio: la canzone si apre con un gong e, dopo un piccolo excursus di tastiere e di scale musicali giapponesi, una batteria dal ritmo sincopato introduce il Koto (tipo di cetra giapponese che deriva dallo strumento cinese Guzheng). Lo strumento a fiato Shakuhachi - flauto di bambù dal sound riconoscibilissimo - crea melodie orientali arrangiate molto bene. Il tempo musicale è invece scandito da un base electrowave dal retrogusto retrò. Non manca nemmeno qualche incursione nel 16 bit sound! A rimarcare l'epoca videoludica alla quale fa riferimento pesantemente il gioco. Ottima theme track che racchiude appieno lo spirito di Okinawa Rush.
Mantis Lore, prende ora il comando della tracklist e, in meno di 40 secondi, cambia atmosfera: industrial noise per questo intermezzo che apre le porte alla terza canzone: Story Navigator. Anche qui, come nella opening track, i riferimenti alla musica giapponese sono parecchi.
L'autore riprende le scale musicali giapponesi e gli strumenti citati in precedenza. Questa volta la base musicale si avvicina di più al chill music/lofi hop che va tanto di moda in questi ultimi anni in rete. Mantis Lore è l'esempio più eclatante. Canzone che rilassa e che pesca a piene mani da questo movimento nato negli anni ottanta e poi mutato negli anni dieci del duemila diventato ciò che ormai si sente nei vari canali radio su you tube. In pratica è una sorta di downtempo che combina elementi dell'hip-hop, chill-out e lofi. Stage 1A (Achrid - Weapon) alza il ritmo e con la cassa da discoteca in 4/4, un buon crescendo e tanta elettronica. Un brano da dance floor anni novanta. Stage 1A2 (Venom Season - Okinawa Rush Mix) riprende il mood da discoteca portandolo, di nuovo, su atmosfere più folk ed orientali. Stage 1B - Storm torna sulle coordinate della title track; strumenti tradizionali in primo piano e base elettronica. Stage 1B - Cave prosegue il discorso musica tradizionale accompagnata da base minimal ed atmosfera dark. Si chiude cosi il secondo intervento di D.Miller che lascia spazio a S.Miller ed alla sua (breve) Rockmen, brano basato su un pattern di taiko (tamburi giapponesi) ed atmosfera oscura.
Mission Clear più che un brano è un jingle lo-fi firmato Brassica. Con Cherry Blossom torniamo su S.Miller. Questo brano non è nient'altro che l'intro della chillhop song: Merchant by the Sea. In questo brano tornano le scale giapponesi a farne da padrone e, a parte il finale basato sul synth, il resto è pura chillhop/lofi.
Stage 2 (Rivers of Doom) vede Brassica alle prese con un sound più ottantiano. Dopo l'intro dettata dai SFX dei pugni, ecco che fa la sua comparsa l'inconfondibile sound di drummachine eighties. Il resto del brano è un insieme di classica synthwave.
La parte centrale del disco è per lo più caratterizzata da brani dal retro sound ottantiano: Stage 2A.2 (Fisk Industries Blood Remix), Stage 2B - Forest Of Souls (Gold Blood Well City - Instumental), Jubokko (Gold Blood - Don't Waste My Time - Instrumental), Stage 3A (I Dreamed a Dream) e Stage 3B (The Heard).
The Old Masters (Gold Blood Gets You Laid - Instrumental) fa della darksynth e del sequencer il suo credo. Sonorità cupe e ritmo serrato, in contrasto con quello che abbiamo ascoltato sino ad ora, ci fanno capire quanto l'autore si in grado di spaziare da un genere all'altro con assoluta facilità e padronanza musicale.
Finita questa piccola parentesi oscura, si torna prepotentemente alle sonorità ottantiane.
Le varie versioni di Stage 4 e Stage 5 ci portano di nuovo in territori synthwave che strizzano l'occhio all'elettro più moderno con qualche accenno alla musica tradizionale giapponese (Stage 4 Onibos - Sai Somenthing.
Da qui in poi il disco vede un susseguirsi di interventi sonori da parte di S & D Miller.
Si spazia dall'elettronica più cattiva quasi industrial (Stage 5B Avenger) a sonorità più morbide ed orientali (Sunset).
Chiudono questo lavoro musicale cinque brani di S.Miller.
Alcuni di loro non arrivano al minuto di durata (Zen e Lotus Flower. In queste canzoni si lascia spazio alla sperimentazione, al noise ed all'industrial che tanto andava in voga negli anni novanta (Nightmare è l'esempio più lampante con la sua sessione ritmica tipicamente nineteens).
Il disco si conclude con la canzone Survival, in cui il sound industrial incontra la musica tradizionale giapponese grazie all'uso dello Shakuhachi in maniera prepotente. C'è pure spazio ad un intervento darksynthwave al centro del brano.
Tracklist
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